Big in Japan

Il premier giapponese, Shinzo Abe, ha fatto centro. Il pil nel primo trimestre dell’anno è salito di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, pari al 3,5 per cento se proiettato su base annua. Torna la crescita in Giappone dopo vent’anni di deflazione. L’Economist ha dedicato la copertina di questa settimana al “superman” nazionalista giapponese, e il Fondo monetario internazionale ha applaudito le Banche centrali che si comportano in maniera “non convenzionale”, come quella di Tokyo, perché “sostengono la crescita”.
5 AGO 20
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Il premier giapponese, Shinzo Abe, ha fatto centro. Il pil nel primo trimestre dell’anno è salito di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, pari al 3,5 per cento se proiettato su base annua. Torna la crescita in Giappone dopo vent’anni di deflazione. L’Economist ha dedicato la copertina di questa settimana al “superman” nazionalista giapponese, e il Fondo monetario internazionale ha applaudito le Banche centrali che si comportano in maniera “non convenzionale”, come quella di Tokyo, perché “sostengono la crescita”. Il successo di Abe è dovuto all’applicazione di politiche monetarie iperespansive della Bank of Japan, d’intesa con il governo, in funzione reflattiva per fare ripartire i consumi depressi, e a un piano monstre d’investimenti pubblici. Sono queste le prime due frecce scoccate da Abe; l’ultima è la più difficile da estrarre: le riforme strutturali rimaste sulla carta per decenni. Scriveva ieri il Wall Street Journal nell’editoriale “La terza freccia di Mr. Abe”: “La storia dell’allentamento quantitativo insegna che questo risolleva i prezzi dei beni e la fiducia per qualche tempo, ma non può sostenere l’espansione”. Abe in questo suo mandato, sempre secondo il Wsj, dovrà approvare altre riforme irrinunciabili: flessibilità per un mercato del lavoro ingessato attorno ai privilegi dei più vecchi; liberalizzare l’imprenditoria eliminando i sussidi; riformare un sistema sanitario costoso. E’ adesso, quindi, che Abe dovrà dimostrare di essere “super”. In Europa non guasterebbe anche solo la metà di tanta temerarietà.